Archive for the 'Dialogo fra culture' Category

DECRETO FLUSSI 2008

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 Dicembre 2008, n. 288, il tanto atteso Decreto Flussi siglato dal Premier Berlusconi il 4 Dicembre scorso, che regolamenterà i prossimi flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari.
Tale provvedimento servirà per “smaltire” parte delle 740mila richieste affluite con i click day telematici del 2007.
Sono previste ben 105.400 assunzioni per colf e badanti per assistenza domestica e cura degli anziani, e 44.600 permessi per i lavoratori provenienti da Paesi riservatari per gli Stati che hanno accordi di cooperazione in materia migratoria, per un totale di 150.000 unità.
La quota complessiva suindicata è soddisfatta dalle domande presentate ai sensi del precedente decreto flussi (anno 2007) risultate in esubero.
Il decreto non prevede formalità per i datori di lavoro italiani che dovranno quindi solo controllare lo stato di avanzamento della propria pratica; l’esame degli Sportelli unici per l’immigrazione procede rispettando l’ordine cronologico di arrivo dell’anno scorso.
I “datori di lavoro” stranieri, dovranno, da lunedì prossimo, confermare l’assunzione sul sito del ministero dell’Interno dimostrando al tempo stesso di possedere un permesso “super”, quello rilasciato solo a stranieri regolarmente soggiornanti da oltre 5 anni che rispettano il requisito di reddito previsto (è la ex “carta” di soggiorno).
E’ importante però che il suddetto documento sia stato rilasciato o richiesto entro ieri, 10 dicembre 2008. Il Decreto firmato dal premier Berlusconi il 4 dicembre scorso prevede, infatti, che la carta sia posseduta o che sia stata almeno richiesta alla data di pubblicazione del decreto. Le domande online dei “datori di lavoro stranieri” andranno presentate entro la mezzanotte del 3 gennaio 2009.
Si evidenzia che la quota di 150mila “regolarizzazioni” non esaurirà purtroppo le richieste per colf e badanti che ammontano a oltre 418mila, e tantomeno quelle dei Paesi con accordi (ben 460mila domande). Evidentemente il Governo ha deciso di mettere un freno agli ingressi in considerazione della crisi economica.

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stefylimbiate on Dicembre 13th 2008 in Dialogo fra culture, Il Balzo

il prossimo sono io a limbiate

Il Centro delle Culture Il Balzo di Limbiate era presente oggi in piazza 5 giornate in occasione della festa del paese per promuovere il forum umanista europeo
e la fotopetizione IL PROSSIMO SONO IO.
C’era pochissima gente, ma ci siamo divertiti un sacco!
Ecco alcune foto
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stefylimbiate on Ottobre 5th 2008 in Attività nei quartieri, Dialogo fra culture, Il Balzo

Il prossimo sono io

Firenze, protesta contro i “centri di permanenza temporanea”, video

e foto

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max on Luglio 19th 2008 in Dialogo fra culture

Fin de la grève de la Faim des sans papiers de l’Eglise du Béguinage (Bruxelles -Belgique)

2 Juillet 2008
Ils ont obtenu une carte de séjour de 9 mois (carte blanche, renouvelable) avec un permis de travail de type C.
C’est une belle victoire, en comparaison du résultat des grèves de faim précédentes.
La joie était belle à voir dans l’église du Béguinage, un très beau moment plein de chaleur humaine.
Mais ne nous y trompons pas, si la victoire est belle, elle reste petite.
Elle concerne 147 sans-papiers pour 9 mois. On estime qu’il y a 150.000 sans papiers rien qu’en Belgique.
Et la directive européenne “de la honte” a bien été votée par la plupart des députés belges au parlement européen.
Les 147 grévistes restant ont su maintenir une unité sur l’essentiel et la démocratie dans les décisions. C’est certainement une des clés de la petite victoire d’aujourd’hui.
Au niveau humain, que l’on soit d’accord ou non avec la grève de la faim, on ne peut que tirer humblement son chapeau devant ces hommes et ses femmes qui se sont battus avec leurs tripes pour ce qu’ils trouvent juste.
En tout cas, l’accompagnement des grèvistes a été l’occasion d’une leçon de courage , de détermination et de démocratie.
Les grèvistes vont maintenant attendre que les promesses se concrétisent avant de se disperser. Ils vont rester à l’église encore un peu.
La réalimentation progressive a commencé ce soir par la distribution d’une soupe de légumes.
Merci de continuer d’envoyer du bien-être pour que tous retrouvent une pleine santé !
Paix, Force et Joie
Gilles

Fine dello sciopero della fame degli stranieri senza permesso di soggiorno della chiesa del Béguinage (Bruxelles - Belgio)

2 Luglio 2008
Hanno ottenuto una carta di soggiorno di 9 mesi (carta bianca, rinnovabile) con un permesso di lavoro di tipo C.
È una bella vittoria, in confronto al risultato degli scioperi della fame precedenti.
La felicita’ era bella da vedere nella chiesa del Béguinage, un belllissimo momento pieno di calore umano.
Ma non c’inganniamo, la vittoria è si’ bella, ma resta una piccola vittoria.
Riguarda 147 stranieri “clandestini”, per 9 mesi. Si stima che ci sono 150.000 stranieri senza documenti solo in Belgio.
E la direttiva europea “della vergogna” è stata votata proprio dalla maggior parte dei deputati belgi al parlamento europeo.
I 147 scioperanti che restano hanno saputo mantenere un’unità sull’essenziale e la democrazia nelle decisioni. È certamente una delle chiavi della piccola vittoria di oggi.
Al livello umano, che si sia di accordo o no con lo sciopero della fame, si può solo togliersi umilmente il cappello davanti a questi uomini e donne che si sono battuti con le loro viscere per ciò che ritengono giusto.
In ogni caso, l’accompagnamento degi scioperanti è stato l’opportunità di una lezione di coraggio, di determinazione e di democrazia.
Gli scioperanti ora, prima di disperdersi. stanno aspettando che le promesse si concretizzino. Resteranno nella chiesa ancora per un po’.
La rialimentazione progressiva e’ cominciata questa sera con la distribuzione di una minestra di verdure.
Grazie per continuare a mandare del benessere affinché tutti ritornino in buona salute!
Pace, Forza e Allegria
Gilles

APPELLO DEI DETENUTI DI VIA CORELLI

NONOSTANTE I TENTATIVI INTIMIDATORI DELLA POLIZIA E DELLA CROCE ROSSA E LE PESSIME CONDIZIONI SANITARIE DI MOLTI DETENUTI, CONTINUA LO SCIOPERO DELLA FAME NEL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA CORELLI DI MILANO.

I DETENUTI DENUNCIANO QUANTO STA ACCADENDO ALL’INTERNO DEL CPT E RENDONO PUBBLICHE LE LORO RIVENDICAZIONI IN QUESTO APPELLO:

APPELLO DEI DETENUTI DI VIA CORELLI

Noi detenuti di via Corelli siamo in lotta dal 5 luglio contro la nostra carcerazione nel CPT di Milano. Il nostro crimine è quello di non avere un documento che lo stato italiano non ci concede, e quindi rivendichiamo per tutti il diritto alla libertà.
Vogliamo contrastare la campagna razzista che attraversa l’Italia, denunciare il carattere fascista del “pacchetto sicurezza” che discrimina, criminalizza e reprime tutti gli immigrati. Noi non lottiamo per qualche miglioramento qui dentro. Noi ci battiamo per la chiusura dei CPT.

Tutti devono conoscere la profonda ingiustizia che stiamo subendo qui dentro: persone, costrette a lavorare in nero, prelevate direttamente dal posto di lavoro. Persone in possesso di documenti regolari e rinchiuse perché ancora in attesa di un rinnovo. Persone a cui non è stata convalidata la detenzione, riportate in questura per un nuovo decreto di espulsione, convalidato poi dal giudice successivo.

Tutti devono sapere che qui si subisce un clima costante di razzismo, intimidazione e violenza. Cibo scarso e di qualità scadente. Condizioni igieniche inaccettabili. Assistenza sanitaria inesistente, in particolare ai malati di Aids a rischio di vita.
E ogni nostra osservazione su tutto questo scatena la reazione rabbiosa della polizia e della Croce Rossa, che non interviene per curare le persone.

Per tutti questi motivi continueremo la nostra agitazione a oltranza e facciamo appello a tutti gli antirazzisti perché sostengano la nostra lotta in nome dei principi di giustizia, uguaglianza e dignità umana che devono essere garantiti a tutti e senza condizioni.

Milano, 8 luglio 2008

Per informazioni:
Comitato antirazzista milanese
Fabio Zerbini cell. 3284380809
fabio.zerbini@libero.it

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stefylimbiate on Luglio 11th 2008 in Dialogo fra culture

NUOVE IMPRONTE DI VECCHI RAZZISMI

Il Centro delle Culture denuncia l’utilizzo delle impronte digitali come metodo di identificazione degli extracomunitari, in quanto evidente atto di discriminazione basata sulla razza e l’origine etnica.

La proposta di Maroni, introducendo la schedatura su base razziale e richiedendo le impronte digitali anche ai minori Rom e Sinti, non solo viola i principi della Costituzione Italiana, ma anche la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.
In un facile parallelismo con le pagine più tristi della storia italiana ed europea, il popolo Rom torna ad essere capro espiatorio e simbolo di ogni male. Di proposito viene ignorato il fatto che Rom e Sinti di fatto appartenengono all’UE e che oltre la metà dei Rom presenti in Italia (circa 150.000) sono a tutti gli effetti cittadini italiani.

Ma allora perché tanta paura e tanti pregiudizi nei confronti di questo popolo?
Le popolazioni Rom e Sinti sono portatrici di un proprio sistema culturale che abbraccia ogni aspetto della vita, a partire dalla musica, passando per la cultura medica, sociale e spirituale. Esattamente come gli Italiani o altri appartenenti all’Unione Europea, hanno le propri tradizioni e le proprie peculiari credenze. Ma in una società in cui il valore dominante è l’omologazione, la diversità tra un presunto “noi” e quelle popolazioni di antiche origini indoeuropee spaventa.
Solo se si diffondesse una cultura della conoscenza reciproca e del dialogo molte paure si ridimensionerebbero e allora davvero saremmo più sicuri.

Oggi, al contrario, in Italia come in Europa, aumentano il controllo, la repressione, il senso di insicurezza e la disinformazione.
Pochi sanno che le impronte digitali, ad esempio, fanno parte dei rilievi biometrici sviluppati in ambito militare, insieme al riconoscimento dell’iride e del volto, alle rilevazioni delle caratteristiche fisiche e comportamentali, all’identificazione del segnale vocale e del movimento labiale su speciali sim card introdotte nei cellulari. Tali metodi dovrebbero essere utilizzati per individuare persone pericolose per la comunità o per smascherare azioni illegali.
Già le nostre impronte digitali vengono invece rilevate in alcuni casi in cui è considerato necessario - e senza il nostro consenso - come all’entrata di una banca o tra i dipendenti comunali per rilevarne le presenze.
In generale non è prevista l’archiviazione dei dati perché ancora non esiste il modo di proteggerli, e comunque, qualora si trovasse, al momento della trasmissione per il confronto dei dati questi potrebbero essere facilmente intercettati e usati in maniera inopportuna. Una procedura simile renderebbe quindi molto incerta e dubbiosa l’identificazione personale, annullando qualsiasi velleità di “sicurezza”.
Anche per questo motivo sembra che non siano mai state utilizzate per tutta la popolazione.
Per quanto riguarda gli immigrati maggiorenni, invece, le impronte digitali sono state introdotte all’atto del rinnovo del permesso di soggiorno già dalla legge Bossi-Fini.
E’ quindi corretto chiedersi, quali garanzie siano offerte al migrante? Come verrà tutelata la sua identità? Chi può assicurare che queste informazioni non vengano usate per danneggiarli?

Appare chiaro che tutte queste misure di controllo nascondono un’intenzione e un atteggiamento che considera i migranti alla stregua di criminali, che impone loro stili di vita considerati “migliori”, pena l’espulsione dal Paese. Prendere le impronte digitali a chi non ha alcun capo d’accusa induce l’esclusione e la ghettizzazione sociale. Da lì al prendere le impronte digitali agli abitanti dei quartieri più degradati in cui il tasso di criminalità è più alto, il passo è breve. E perché non prenderle anche ai disoccupati che delinquono in media di più rispetto alle persone che hanno un lavoro? O magari ai pensionati, che secondo le ultime statistiche commettono sempre più furti di beni alimentari nei supermercati…

Prendendo atto di una situazione che si fa di giorno in giorno più grave e urgente, il Centro delle Culture chiede l’unità e la collaborazione di tutte quelle forze che non si riconoscono in questo atteggiamento violento e si sentono indignati e realmente insicuri dall’applicazione di queste norme.
Propone la costituzione in ogni città di “reti” composte da italiani e migranti uniti da comuni valori di antidiscriminazione, libera circolazione degli esseri umani, informazione libera e obiettiva. Reti in grado di proporre esperienze di lavoro in aiuto alle marginalità sociali senza cadere nell’assistenzialismo o con pretese d’integrare una cultura in un’altra. Reti, infine, che sappiano sviluppare una visione veramente interculturale in grado di superare le barriere e di realizzare la nazione umana universale.

Per informazioni:
Gabriele Palloni
Responsabile nazionale Centro delle Culture
gabriele@etnie.org
cell. 339.5495116

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stefylimbiate on Luglio 11th 2008 in Dialogo fra culture