Oggi ci troviamo in un contesto storico sociale fortemente disgregato dove il valore principale risiede nel denaro, ma è anche vero che il sistema economico sta crollando e i governi nel tentativo di salvaguardarlo utilizzano le risorse pubbliche a scapito di ciò che è veramente importante, come ad esempio: la formazione degli individui.
L’attuale governo di destra ha intrapreso una serie di provvedimenti strutturali (tra cui il decreto 137, detto anche “decreto Gelmini”) allo scopo di trasformare radicalmente la scuola pubblica senza consultare minimamente gli organi collegiali e le componenti scolastiche. Questo dimostra un’intenzione autoritaria e antidemocratica aldilà dei contenuti della riforma.
Inoltre vuole adeguare la scuola al modello pragmatico, competitivo e privatizzatore del sistema in cui viviamo. Un modello uniformante combattuto da anni di lotta e di ricerca educativa, specialmente in Italia. Questo schema ha come obiettivo la liquidazione della scuola pubblica poiché punta a trasformare l’istruzione e l’educazione in un affare per le “aziende educative” che sostituiranno la “pubblica istruzione”; potrà studiare e formarsi soltanto chi avrà i soldi per farlo e agli altri resterà una scuola pubblica ridotta all’osso, inefficiente e di basso livello qualitativo e formativo.
L’insieme delle proposte legislative finora presentate nasce unicamente da una necessità di tagli economici e non da una reale riflessione pedagogica.
Dal testo del decreto Gelmini emerge chiaramente una visione dell’Essere Umano omologato, inteso come un contenitore vuoto da riempire e da disciplinare a cui non si da voce.
I DATI DELLA RIFORMA
I punti salienti di questa riforma sono:
a) Riduzione della spesa per la scuola pubblica di circa 8 miliardi di euro in tre anni: tagliare i fondi destinati all’istruzione significherà necessariamente abbassarne il livello qualitativo. Come spiegheremo alla nuove generazioni che lo Stato preferisce investire 30 miliardi all’anno per le spese militari e altre decine per il crac economico delle banche? L’eventuale esistenza di sprechi nella scuola non può essere un alibi per i tagli. Questo “risparmio” comporterà drastiche diminuzioni di posti di lavoro (più di 100.000 tra insegnanti e altro personale scolastico).
b) L’introduzione del “maestro unico” nella scuola primaria con un orario ridotto (24 ore settimanali garantite): Invece la presenza di più insegnanti per uno stesso gruppo classe permette di specializzare i singoli insegnanti e di accogliere meglio i bambini, anche quelli con problemi comportamentali e di apprendimento; inoltre abitua il bambino a far riferimento a una pluralità di modelli.
c) Diminuzione del tempo scuola per tutti i livelli d’istruzione: come faranno le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano? Quanto costerà ai Comuni e alle famiglie garantire la permanenza pomeridiana a scuola?
d) L’aumento del rapporto alunni-docenti per classe (0.4 per cento in tre anni, significa fino a 30 studenti per classe): questo renderà ancora più complesso creare una relazione di qualità e di attenzione al singolo. Per necessità si dovrà adottare una disciplina rigida e un’istruzione poco partecipativa, dinamica ed esperienziale.
e) Il rendimento scolastico sarà valutato da voti espressi in numeri e non attraverso un giudizio complessivo: l’adozione dei giudizi corrisponde a un’idea di scuola che va oltre la misurazione e si pone il problema di superare gli ostacoli che il processo di apprendimento può incontrare. Il numero, invece, è un fatto compiuto. Un fatto compiuto anche per un disabile, anche per un migrante, anche per un bambino che vive un momento familiare difficile.
f) Una maggiore importanza alla valutazione del comportamento (voto in condotta) come prevenzione del bullismo: questo decreto suggerisce una concezione prevalentemente repressiva dell’educazione a scapito di quella dialogica su cui si fonda ogni processo di insegnamento davvero motivante. In realtà sappiamo benissimo che i fenomeni di violenza non vengono eliminati da semplici misure repressive. La sanzione, anche quando è necessaria, è pur sempre il segno di un fallimento.
Senza considerare tutte le conseguenze date dal piano programmatico del Ministero dell’Istruzione del 6 agosto 2008 che colpisce a più livelli anche le Università, le scuole medie inferiori, superiori e dell’infanzia con grossi tagli economici che porteranno alla scomparsa di alcuni corsi di Laurea, all’aumento delle tasse a carico degli universitari e a un generale peggioramento della didattica.
Inoltre gli emendamenti xenofobi della Lega che tendono a relegare gli stranieri in classi “speciali” porteranno a una scuola più razzista.
Al contrario, “La via italiana per la scuola interculturale e per l’integrazione degli alunni stranieri” è un documento elaborato da una commissione di specialisti che da anni affrontano questi temi e che hanno prestato gratuitamente la loro competenza al fu Ministero della Pubblica Istruzione nel 2007, dove si trova un valido programma per l’integrazione di persone diverse tra loro, non l’emarginazione delle “categorie sociali” più deboli.
(http://www.pubblica.istruzione.it/news/2007/allegati/pubblicazione_intercultura.pdf).
PROPOSTE
Di fronte a questo attacco insensato alla scuola pubblica rivendichiamo il diritto all’istruzione gratuita per tutti e di buona qualità
Immaginiamo un sistema educativo (più in là della scuola stessa), una comunità che educhi alla socializzazione, alla comunicazione, all’apertura alle diversità e alla libertà. Dove lo studente sia protagonista e costruttore di conoscenza in una comunità solidale, con una visione attiva e plurale della realtà.
Proponiamo a tutti gli individui, gruppi, organizzazioni di promuovere e appoggiare iniziative nonviolente e di disobbedienza civile per opporsi alla distruzione della scuola pubblica. Anche se le misure del governo saranno sempre più violente ed autoritarie crediamo sia importante non reagire con la violenza per evitare un escalation pericolosa.
Inoltre proponiamo la costruzione di una rete permanente per lo sviluppo dell’educazione a cui aspiriamo.
Invitiamo inoltre a firmare la petizione online chiamata “NO AL MAESTRO UNICO” sul sito:
www.retescuole.net
stefylimbiate on novembre 10th 2008 in Il Balzo