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Archive for the 'Attività internazionali' Category

video-clip del partito umanista spagnolo


Vedi anche il loro canale:
http://www.youtube.com/user/unomasunonoesdos
e http://unomasunonoesigualados.blogspot.com/

2° Simposio Internazionale “Fondamenti della Nuova Civiltà” - Parchi di Studio e di Riflessione • 29 / 31 ottobre 2010

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Dal 29 al 31 di ottobre 2010 si terrà ad Attigliano (Terni) presso il Parco di Studio e Riflessione del Nuovo Umanesimo, il 2°Simposio Internazionale dal titolo Fondamenti di una Nuova Civiltà promosso ed organizzato dal Centro Mondiale di Studi Umanisti www.worldsymposium.org/

Il Simposio si terrà in contemporanea nei Parchi di Studio e di Riflessione del Nuovo Umanesimo presenti in diversi continenti. I parchi che ospiteranno il 2° Simposio Internazionale saranno in rete tra loro, e le più interessanti conferenze dei relatori verranno trasmesse in diretta streaming sulla rete internet.
Inquadramento al simposio:
Il mondo che conoscevamo ormai non esiste più; il nostro vivere quotidiano si è trasformato profondamente.
Un nuovo modo di essere inizia a profilarsi per l’umanità: la prima civiltà umana mondiale. Come sarà? Come vogliamo che sia?
Assumendo lo spirito dei momenti umanisti e della loro migliore conoscenza, il Secondo Simposio Mondiale propone un dialogo non astratto né istituzionale, ma di accordo su punti essenziali, tra “le persone di buona volontà”, tra rappresentanti di diverse culture, credenze e ideologie, per la costituzione di nuova civiltà planetaria che metta l’essere umano e la nonviolenza attiva come principali valori fondanti.
L’evento sarà un ampio spazio interdisciplinare destinato alla partecipazione attiva di persone legate alle scienze, ai centri universitari, alle organizzazioni sociali e culturali, governi e mezzi di diffusione di massa, in Tavole rotonde e Tavoli tematici d’interscambio.
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dannyfour on ottobre 9th 2010 in Attività internazionali

La seconda volta

Articolo scritto da Lorenzo Bagnoli per Orizzonte Universitario (www.orizzonteuniversitario.it) sul viaggio in Senegal di Aprile 2009.

La seconda volta, spesso è una pallida imitazione della prima. Soprattutto durante un viaggio che ripercorre tappa per tappa un percorso già battuto. Ma in questo caso è diverso; è diverso perché l’Africa non si lascia senza ammalarsi di nostalgia. È diverso perché si continua un progetto, con l’aspirazione di dare una direzione al mondo.
L’industrializzazione travolge come un fiume tutto quel che incontra. E laddove dirompe improvvisa l’effetto è ancora più evidente. Dakar cambia il suo volto come se fosse una maschera. Continue Reading »

simbolo della nonviolenza a budapest, 22 marzo

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max on marzo 27th 2009 in Attività internazionali

pacifisti israeliani rifiutano di arruolarsi per combattere a Gaza


Qui sotto il testo del video diffuso da Israel Social TV che riprende una manifestazione contro la guerra avvenuta pochi giorni fa in Israele.

Nel 2002 mi rifiutai di essere richiamata alle armi.
Non volevo partecipare a nessun ruolo d’appoggio, perché rifiuto di aiutare l’occupazione in qualunque modo. Non penso ci sia un modo di prestare servizio in un esercito il cui unico scopo e occupare un’altra nazione, nemmeno in presunti ruoli sociali destinati alle donne. Ho voluto unirmi ai nuovi obiettori di coscienza che rifiutano di combattere a Gaza. Penso che il potere dei refusenik [obiettori di coscienza] sia enorme: noi dobbiamo dire che non accettiamo di commettere questi crimini, non ci metteremo il nostro nome. Non commetteremo crimini di guerra, non bombarderemo bambini, non cacceremo la gente dalle loro case. (Noa Kaufman, studentessa dell’Università di Tel Aviv)

Sabato scorso ho ricevuto il richiamo alle armi per presentarmi il mattino seguente a prestare servizio. Ho rifiutato. Sono andato là e ho detto al mio comandante che rifiuto. di combattere. L’esercito adesso deve decidere cosa fare con me. Non posso allontanarmi e in qualunque momento possono processarmi. Ho già preparato la borsa a casa, con libri e tutto ciò di cui si ha bisogno in prigione. (Noam Livne, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse; imprigionato nel 2001 per essersi rifiutato di prestare servizio nei territori occupati)

Questa settimana ho parlato col mio comandate di brigata, ha telefonato per dire che non c’è ancora nessun avviso ma che voleva verificare la mia disponibilità. Gli ho risposto che se vengo richiamato probabilmente rifiuterò. (Eric Diamant, soldato di riserva, membro di Courage to Refuse)

Partecipo a questa protesta per incoraggiare più soldati e coscritti a rifiutare la chiamata alle armi. Sono qui per dare coraggio a più madri e padri, affinché dicano ai loro ragazzi costretti dalla legge a servire nell’esercito, di prestare attenzione a ciò per cui sono chiamati a combattere. (Racheli Merhav, dimostrante)

Questa protesta è diversa per la sua composizione sociale, è insolita e un po’ più moderata, e i riservisti che sono qui in compagna degli altri mandano un segnale a quei soldati che prendono in considerazione la loro linea di condotta ma sono meno sensibili ai più tradizionali appelli della sinistra. Imploro i soldati in prima linea a Gaza oggi, e i riservisti lì vicino che stanno preparandosi ad andarci, di fare ciò che devono fare, specialmente quelli che sentono di essere in torto, quelli che sentono di stare commettendo un errore, quelli che sentono che la loro ubbidienza, fedeltà e volontà di fare il proprio dovere sono state manipolate. Io chiedo loro di rifiutarsi. Dite no. Ciò ha un prezzo, non da poco, specialmente un prezzo personale, ma questa è la cosa giusta da fare. (David Zonsheine, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse)

Penso che il lavaggio del cervello in questo Paese, che comincia alla scuola materna, funzioni e si metta alla prova specialmente in tempo di guerra. A 18 anni entri nell’esercito insieme a tutti i tuoi amici. Ti dicono che sei un eroe, ci sono raccolte di fondi per te, hai l’intera nazione dietro… così quelli che non contestano si arruolano, ma è uno sbaglio e alla fine lo capiscono. Lo dimostra il numero di riservisti richiamati a combattere che si rifiutano di partire. (Noa Kaufman, studentessa dell’Università di Tel Aviv).

Ho sentito di sempre più gente che rifiuta di prendere le armi, si trovano a vari livelli, certi attendono l’addestramento, certi pensano ancora a cosa fare. Ho fatto delle telefonate al riguardo e se questa guerra continua sono certo che ci saranno più obiettori. (Noam Livne, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse)

Coraggio per combattere, sì, coraggio per difendersi, sì, ma coraggio di rifiutare? Questo è tradimento. Non esiste una tal cosa “coraggio di rifiutare”. (civile contrario alla protesta)
- Io credo che esiste. (manifestante)
- Nell’idealismo, non qui. Qui noi dobbiamo vivere, con l’idealismo tu non vivi. Se tu non avessi avuto un esercito non saresti in grado di camminare qui attorno.

Serve tanto coraggio per uscire fuori dalle righe e dire: “Mi dispiace, basta, questo non lo farò, a questo non voglio partecipare, questo non verrà fatto in nome mio.” (Racheli Merhav, dimostrante)

Sono stato arruolato per quatto anni come ufficiale da combattimento. Sono stato a Gaza, sono stato in Libano, ho ordinato imboscate, ho avuto il comando di postazioni, ho combattuto i terroristi, sono stato colpito dai mortai, mi hanno sparato, e ho fatto tutte quelle cose paurose che fanno i militari e dico questa cosa qui con tutto il cuore: per rifiutare di combattere ho avuto bisogno di più coraggio. Perché in tutte quelle cose che ho fatto mentre prestavo servizio ero attorniato da un gruppo di uomini che faceva la stessa cosa, ero in un situazione talmente gregale che quelle cose parevano normali. Così dico qui con tutto il cuore che mi c’è voluto più coraggio per rifiutarmi che per fare tutte quelle cose che ho fatto sotto le armi. Invito tutti i soldati, piloti, officiali e chiunque altro prenda parte a questa guerra a cercare questo coraggio dentro di sé. (Noam Livne, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse)

Credo che nel nome della legge, i soldati oggi devono prendere parte a qualcosa che poi non saranno capaci di sopportare, se ritornano vivi da questa guerra. (Racheli Merhav, dimostrante)

Il tiro intenzionale e l’attacco contro i civili è illegale e proibito. L’obiezione non è soltanto morale ma piuttosto un obbligo di legge quando è conseguenza di ordini illegali (Michael Sfard, avvocato, esperto di diritto umanitario internazionale)

Ero un pilota di caccia operativo e capitano di Black Hawks [elicottero d'assalto]. Circa cinque anni fa noi abbiamo scritto La Lettera del Combattente con la quale ci siamo rifiutati di partecipare ai crimini di guerra dell’esercito e dell’aviazione nei territori occupati. La gente mi dice cose come: “Empatia e compassione sono parole da civili, da lasciare a casa prima di andare in servizio attivo.” E questo spiega come si possa bombardare una scuola, come si possa bombardare l’università islamica a Gaza. Ad un tratto ho compreso come ogni genere d’orrore sia potuto accadere nel corso della storia, al nostro popolo e ad altri popoli. Brave e buone persone si trasformano in criminali di guerra d’incredibile efferacia. Non è possibile bombardare e uccidere civili in quantità e aspettarsi che tutto continui come prima, che andremo a raccontare ai nostri amici e parenti di essere un po’ di sinistra e un po’ di destra, a guardare Erets Nehederet [un varietà televisivo] e a mettere nostra figlia a dormire. Non potrà davvero andare avanti per sempre tutto ciò. (Joanthan Shapira, pilota della riserva, Capitano di Black Hawk, obiettore)

In proporzione parlare di 600 morti a Gaza è come dire 3000 morti in Israele. Se ci fossero stati 3000 morti in Israele e decine di migliaia di feriti cosa sarebbe accaduto alla gente qui? Quale tipo di odio avrebbe seminato? Quale tipo di reazione avrebbe fatto scattare? Razionalmente, politicamente, in qualunque modo lo si guardi, ciò che questi bombardamenti fanno è preparare anni e anni di lotte, di sangue, di sofferenza e alla fine ognuno di questi razzi tornerà a cadere su Sderot e altre città del sud, perché è impossibile basare la sicurezza di Sderot sulla sofferenza di Gaza. (Noam Livne, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse)

Nella società il vero coraggio e quello di fare obiezione, questo coraggio nasce da una condizione molto difficile, dove tutti dicono una cosa e tu ne fai un’altra, perché tu solo ci credi. Questo è il vero coraggio. E a tutti quelli che pensano che non c’è bisogno di coraggio per rifiutarsi di combattere, suggerisco semplicemente di provarci e vedere cosa succede. (David Zonsheine, ufficiale di riserva, membro di Courage to Refuse)

fonte trad.italiano:
http://22passi.blogspot.com

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dannyfour on gennaio 14th 2009 in Attività internazionali

Striscia di Gaza: L’irrazionale logica della Guerra

guillermo_sullings.jpgI recenti bombardamenti da parte di Israele nella striscia di Gaza, stanno commuovendo il mondo intero, in primo luogo per la quantità di vittime, in secondo luogo per le conseguenze che può dare un escalation bellica, in un mondo che si trova sull’orlo di un disastro nucleare.
La pretesa da parte di Israele, di giustificare questo sanguinoso bombardamento, come parte di una lotta contro gli attacchi di Hamas, non è altro che un nuovo tentativo di voler rendere valido un massacro, per mezzo dell’ipocrita e irrazionale argomento con il quale i prepotenti guerrafondai stanno portando il mondo verso l’ecatombe.
Bisogna ricordare ancora una volta che la crescita del terrorismo negli ultimi tempi è stata in buona parte una conseguenza e una risposta, violenta e anche irrazionale, nel quadro di una spirale di abusi da parte delle potenze belliche verso nazioni più deboli. In questo contesto, pretendere di differenziare la violenza degli eserciti formali, che opprimono e massacrano popoli interi, dalla violenza terroristica che semina morte e orrore, come se la prima fosse legale ed ammissibile e la seconda illegale e riprovevole, fa parte della grande ipocrisia della politica internazionale.
Nel minuscolo territorio della striscia di Gaza vivono, o tentano di sopravvivere, più di un milione e mezzo di palestinesi, cercando di lavorare per quanto possono nella stessa Israele, e sussistendo grazie agli “aiuti umanitari” dell’ONU. Il recente blocco da parte di Israele, con il pretesto di considerarlo territorio ostile perché ospita il terrorismo di Hamas, ha mostrato fino a che punto si cerca di mantenere questa popolazione sotto un permanente ricatto tra premi e castighi. In questa situazione, non ci dobbiamo sorprendere quindi dell’appoggio che i violenti possono avere tra la popolazione.
È bene ricordare anche che la Striscia di Gaza è un territorio che apparteneva all’Egitto, e che Israele ha occupato 40 anni fa, fino a che recentemente è passata a formare parte del territorio controllato dall’Autorità Nazionale Palestinese. Questa forma di procedere, di invadere territori, sia per installarsi definitivamente, che per poi negoziare lente ritirate in cambio di mantenere il controllo e il potere in qualche forma, è la stessa cosa che fanno gli USA e i loro alleati per disciplinare il mondo e gestire le sue risorse naturali.
Non bisogna sorprendersi allora, che di fronte a tali prepotenti azioni, sorgano reazioni ogni volta più mostruose, in seguito alle quali a loro volta i potenti cercano di giustificare l’aumento della loro arroganza, alimentando il circolo vizioso della violenza che ci può portare rapidamente ad una catastrofe nucleare, visto che la maggior parte degli attori dei conflitti in corso nel mondo sono potenze nucleari. E non si deve dimenticare che l’attuale crisi economica internazionale fa diventare più pericoloso l’arrogante, che può trovare nella guerra una “soluzione politica” di una situazione che è sfuggita al suo controllo.
Di sicuro tutti i conflitti del mondo potrebbero essere risolti pacificamente, a condizione che si avanzi verso la concezione di una Nazione Umana Universale, nella quale tutti i paesi si occupino di assicurare che ogni popolo possa svilupparsi, ed abbia un territorio dove lavorare in pace, senza pressioni o ricatti. Bisogna comprendere anche che l’intolleranza culturale e religiosa sono forme di violenza a partire da cui si suole giustificare, con logica irrazionale, le escalation di violenza fisica. Molte cose si dovranno fare perché i popoli  prendano coscienza che in un mondo di intolleranza e di ingiustizia, nessuno potrà vivere in pace. Ma in questa presa di coscienza bisogna iniziare dalle cose più urgenti: decomprimere le situazioni di estrema tensione, e disarticolare i fattori di pressione e ricatto.
Per questo, è fondamentale e prioritario che, in tutto il mondo, le forze d’invasione si ritirino dai territori occupati, e che si inizi subito il disarmo nucleare.
In questo caso particolare, non solamente Israele dovrebbe smettere di attaccare immediatamente il popolo di Gaza, ma in più dovrebbe rivalutare la sua politica intransigente e oppressiva verso il popolo palestinese. Il popolo palestinese, a sua volta, dovrebbe prendere coscienza che è necessario cercare una soluzione attraverso alleanze di pace con altri popoli del mondo, e smettere di credere nell’ostinazione suicida dei violenti.

Guillermo Sullings
Portavoce dell’Umanesimo in Argentina

forum umanista africano a nairobi

haf_logo.jpgLa richiesta piú importante: smettere di spendere inutilmente ogni anno 1400 miliardi di dollari in armi e investire queste ricchezze in modo piú costruttivo: cibo, salute, educazione, sviluppo.
Forum Humaniste Africain
African humanist Forum
Foro humanista Africano
Forum Umanista Africano
e foto

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max on dicembre 11th 2008 in Attività internazionali