Necessità di una nuova Pedagogia

Convegno “L’Etica nell’educazione”
Firenze 16-06-2009
Aula Magna della Scuola Media Superiore I.T.I. Leonardo da Vinci

Intervento di Paola Poggi
“Necessità di una nuova Pedagogia”

Con Elena, Francesca, Sabrina e altri insegnanti, educatori, psicologi di altre parti del mondo recentemente abbiamo deciso di cercare di realizzare un’aspirazione che portiamo nel cuore da molto tempo: una nuova pedagogia. Da alcune riflessioni e studi, ne sono sorte le basi espresse nell’estratto che avete ricevuto, e il nome: Pedagogia della diversità. Di questa pedagogia per ora esistono le premesse, che sono da sviluppare
calandole nella didattica e praticandole. Per questo oggi ufficializziamo la nascita di questo ambito di studio, riflessione, sperimentazione ed azione aprendolo alla partecipazione vostra e di tutti coloro che sentono la necessità di contribuire alla realizzazione e alla pratica di un nuovo paradigma educativo.
Detto questo, sperando di non annoiarvi, mi piacerebbe iniziare subito a condividere e approfondire con voi le riflessioni e le esperienze che sono alla base della pedagogia che ci proponiamo di creare e soprattutto praticare.
Risulta evidente per molti educatori che l’educazione tradizionale non risponde in modo soddisfacente alle necessità del mondo d’oggi. E’ indubbio che la società sta cambiando in modo accelerato mettendo in crisi le antiche istituzioni e i loro metodi. Questa crisi è la possibilità di aprirci a nuove prospettive. Però sorgono anche voci che propongono alternative oscurantiste, regressive e autoritarie. In questo senso ci sembra indispensabile che l’educazione assuma una posizione chiara a favore di un’uscita dalla crisi e che si evolva verso una società umana e solidale.
Il sistema educativo tradizionale e quello che si prospetta non motivano i ragazzi, ma li angosciano e sentono la scuola ogni volta più lontana dai propri interessi. Anche i docenti perdono motivazione vedendo con frustrazione che la loro vocazione viene schiacciata dal sistema. Inoltre la tendenza omogeneizzatrice della scuola si scontra con la diversità personale e culturale dei singoli studenti e insegnanti. Ci sembra che abbiamo bisogno di un cambiamento molto profondo del sistema educativo.
Però risulta indispensabile anche la trasformazione personale degli esseri umani che partecipano in esso. Crediamo che noi insegnanti dovremmo essere un riferimento in questo senso.
Cosa accade con il progetto vitale di un insegnante? Che problematiche vive un docente recentemente assunto, pieno di idee nuove, che vorrebbe agire con i suoi alunni, per aiutare a formare persone migliori? Le condizioni descritte hanno portato molti docenti ad anestetizzare il proprio talento e le proprie inquietudini di genuino educatore, giacché non si intravedono
prospettive per poter cambiare il sistema educativo imperante. Benché suoni duro, ci sembra di trovarci in presenza di un sistema educativo asfissiante, repressivo e reificatore: ottenere una buona qualificazione è più importante che apprendere; temere il professore, più importante che
rispettarlo. Bisogna adempiere con certe esigenze scolastiche perché così vuole il mercato lavorativo, non per un genuino obiettivo di sviluppo educativo. La comunicazione tra alunni e docenti, tra colleghi, tra insegnanti e dirigenti, tra genitori e docenti diminuisce sempre di più e
dove essa c’è spesso tende allo scontro, anzichè alla collaborazione. Il docente si è visto obbligato a trasformarsi in un “domatore”, più che in un educatore. Il sistema educativo ha oggi una marcata impronta discriminatoria. Aumentano le pressioni per privilegiare l’educazione privata e allo stesso tempo si favoriscono le condizioni che aumentano il deterioramento dell’educazione pubblica. E’ necessario prendere coscienza che si è prodotto un divorzio tra un modello di società economicista e la necessità di un’educazione al servizio dello sviluppo umano pieno. Questo fa sì che ogni annuncio di miglioramento risulti una frode se non affronta i temi di fondo, che non sono un problema di risorse, ma esistenziale e di senso.
In molti casi l’educazione oggi, nella pratica, continua a vedere l’alunno come un soggetto passivo, ricettore di contenuti che gli si vanno fornendo; ed anche l’educatore è visto come un soggetto passivo, che deve semplicemente limitarsi ad applicare piani e programmi disegnati da tecnocrati che condividono le visioni educative ufficiali, o meglio, le strategie economiche imposte dal fondo monetario internazionale. Ma se ci rendiamo conto che l’essere umano è coscienza attiva, egli è quindi costruttore di realtà. Da questa ottica, la conoscenza, più che un oggetto esterno, è una costruzione interna.
Molti oggi sentono la necessità di costruire una nuova educazione. E che cosa implica questo?
Pensare ed attuare un nuovo paradigma educativo. Non parliamo solo di un cambiamento nella metodologia, o in una modificazione delle norme disciplinari. Parliamo della necessità di un nuovo modello che permetta effettivamente all’essere umano di sviluppare al meglio le sue possibilità e
potenzialità, e che conseguentemente aiuti nella costruzione di una nuova società.
Per molto tempo è esistita nel mondo dell’educazione una discussione con quelli che vedono l’istruzione come la finalità principale. Secondo loro l’educazione “perderebbe tempo e risorse” pretendendo di sviluppare integralmente le capacità delle persone. D’altra parte, un’altra visione
propone la necessità che l’educazione assuma una finalità di formazione, apportando una visione di maggiore ampiezza e con una concezione integrale. Certamente ci sentiamo molto più vicini a questi ultimi che ai primi. In ogni modo è necessario sottolineare che nel concetto di “formazione” continua implicita l’idea di passività dell’alunno giacchè qualcuno gli “darebbe forma” dal di fuori. In funzione di questa nuova educazione a cui aspiriamo, prospettiamo una diversa definizione della
sua missione fondamentale in cui si richiede di educare in se stessi e nello studente la capacità di adattamento crescente all’ambiente, ovvero la capacità di trasformarsi trasformando il proprio ambiente. In questo senso ci è parso interessante porre un altro concetto, quello di abilitazione,
inteso come abilitare le nuove generazioni e noi stessi nell’esercizio di una visione plurale e attiva della realtà, in modo che il loro e il nostro sguardo tenga conto del mondo non come una supposta realtà oggettiva, bensì come l’ambiente nel quale l’essere umano applica la sua azione, trasformandolo.
Inoltre, il sistema educativo attuale, nella pratica, tratta l’essere umano come un essere razionale, attribuendo alla funzione intellettuale maggiore preponderanza sulle funzioni emotive e motorie.
Non consente all’alunno di apprendere un’adeguato controllo, sviluppo ed espressione armoniosa e coordinata di queste funzioni per l’apprendimento di un atteggiamento unitivo, non disgregato, cioè che metta in accordo pensiero, sentimento e azione. Crediamo quindi in un’ educazione che
integri lo sviluppo cognitivo, emotivo e motorio.
La relazione che si stabilisce tra docente e studente dovrebbe implicare un fondamentale requisito etico e morale per il docente in ciò che fa nella sua attitudine di vita pratica. Questi principi dovrebbero essere soprattutto un’attitudine che tutto il sistema educativo mette in pratica, di modo
che operi come modello per il bambino e per il giovane, perché lo vede applicato, non perché lo ascolta in un discorso. Parliamo dunque di una nuova coerenza, solidarietà ed etica, personale e sociale. Intendendo per coerenza proporsi di mettere daccordo pensiero, sentimento ed azione nel
mondo; per solidarietà proporsi di trattare gli altri come vorremmo essere trattati; e per etica soprattutto ciò che ha a che vedere con l’ occuparsi delle conseguenze delle proprie azioni, e che dalla scuola dovrebbe estendersi per influire su tutto il fare sociale.
In tal senso concepiamo l’educatore, riscattando il significato etimologico del termine e-ducere:
tirar fuori, portare alla luce ciò che è nascosto, come un orientatore sociale, che possa compiere una funzione di guida forte, buona e saggia per le nuove generazioni e auspichiamo la reale partecipazione dei bambini e dei giovani negli obiettivi, nella gestione e nell’esecuzione di tutte le azioni educative.
In conclusione: vogliamo un’educazione veramente liberatrice delle donne e degli uomini, che non condizioni il futuro della persona a partire da piccolezze, che assegni effettivamente opportunità uguali per tutti e che riconosca il diritto a tutti di avere l’accesso ad un’educazione gratuita e di buona qualità, che apra cammini e non li chiuda, che promuova l’ampliamento e non la limitazione.
Un’educazione che ci permetta di incontrare di nuovo l’ unità perduta tra il mondo esterno e la ricchissima interiorità dell’essere umano.
MOLTE GRAZIE, per chi è interessato a partecipare i prossimi appuntamenti sono sullo schermo.

dannyfour on luglio 17th 2009 in Nuovo Umanesimo

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