sulla crisi finanziaria
Il contesto
La crisi economica che stiamo vivendo ha come epicentro gli Stati Uniti, paese in cui esiste la cultura dell’indebitamento. La maggior parte della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case. In un primo momento il livello di consumo si incrementa e in un secondo momento i consumi diminuiscono, per generare un risparmio che permetta di pagare i debiti.
Tra il 2002 e il 2005 la Federal Reserve aveva abbassato i tassi per attivare l’economia dopo l’impatto recessivo che generò i timori a partire dagli attentati dell’11 settembre. Le banche quindi potevano indebitarsi al tasso del 2% annuale, e fare prestiti all’8% a chi voleva comprare una casa.
Per attirare molti più clienti, rilassarono le loro regole e i loro controlli e aggiudicarono crediti a persone con meno solvibilita’. A loro volta per poter prestare a più clienti, le banche avevano bisogno di attrarre fondi nel mercato, offrendo in garanzia le stesse ipoteche che avevano con i clienti.
Le ipoteche si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari dei quali arrivarono a partecipare anche le banche europee.
Quando la Federal Reserve cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l’inflazione, le banche aumentarono i tassi dei crediti ipotecari già aggiudicati.
Molti proprietari che non erano molto solvibili, iniziarono ad entrare in mora. Il valore delle proprietà cominciò a sgonfiarsi quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le quote della loro ipoteca. Questo calo della proprietà fece sì che molti proprietari avessero con la banca un debito maggiore del valore della loro casa. Molto maggiore era la perdita di valore dei titoli e delle azioni che erano supportati dalle “ipoteche spazzatura”. Molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da ipoteche non creditizie e svalutate. Attualmente la crisi delle ipoteche ha contaminato tutti i mercati finanziari e le borse.
Il punto di vista del Nuovo Umanesimo
Il processo del capitalismo ha portato all’attuale situazione di concentrazione della ricchezza in mano a un’esigua minoranza dell’umanità. La banca ha concentrato il potere economico (lucrando su tutto, e in particolare su ogni guerra e su ogni ricostruzione post-bellica); ora il sistema finanziario sta crollando in una lotta di tutti contro tutti; ancora oggi grandi gruppi approfittano della situazione per incrementare i loro guadagni, accelerando cosi’ ulteriormente il fenomeno.
Il valore massimo dell’attuale sistema economico è generare profitti a breve termine, e quindi i guadagni delle aziende prendono la via della speculazione e non vengono reinvestiti nella ricerca, nello sviluppo e nella diversificazione.
La speculazione e l’usura dominano l’economia e sono responsabili dell’attuale crisi mondiale; ma sono inessenziali e superflue. La vera risorsa e’ il lavoro delle persone, imprenditori e lavoratori. E per impedire la fuga del capitale verso la speculazione occorre garantire la partecipazione dei lavoratori alle decisioni importanti dell’azienda. Del resto anche l’imprenditore è ormai diventato un impiegato della banca e ha perso ogni autonomia decisionale. Il suo alleato è il lavoratore, sottomesso anche lui alle pressioni dell’apparato finanziario.
Per avanzare verso una Nazione Umana Universale, i popoli, attraverso strumenti di democrazia reale e diretta, devono trovare una soluzione al problema della speculazione, dell’usura, degli armamenti; fare in modo che le risorse vadano a contribuire allo sviluppo, e termini la povertà e lo sfruttamento.
Le priorità delle persone sono l’alimentazione, l’educazione, la sanità, la casa, la pensione; speculazione e guerre impediscono la realizzazione di queste priorità.
a cura di Marco e Max
max on novembre 12th 2008 in Nuovo Umanesimo