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Il piano dell’imperialismo italiano per espandersi in Africa

Il governo italiano “è pronto a scommettere sull’Africa come non è mai stato fatto prima”, ha annunciato il sottosegretario allo Sviluppo economico, il fascista Adolfo D’Urso, presentando il Piano Africa; un progetto messo a punto dal suo ministero che prevede investimenti nel continente e che “si svilupperà fino al 2010 con missioni settoriali e asset specifici, con tre obiettivi precisi: approvvigionamento di materie prime, ricerca di nuovi mercati e potenziamento del turismo”. Tre obiettivi cari all’imperialismo italiano e non certo alle necessità dei paesi africani coinvolti.
Il Piano Africa partirà dal Mozambico, ha spiegato il sottosegretario che il 7 luglio scorso era nella capitale Maputo alla testa di una missione organizzata dall’Istituto per il commercio estero (Ice) e dal Centro dello sviluppo dell’impresa di Bruxelles (Cde) e con la partecipazione di rappresentanti di oltre 50 imprese italiane. Il Mozambico, ha sottolineato D’Urso è “ricco di gas e alluminio, ha una crescita annua del pil sopra il 7%, (contro una media intorno al 5% dell’Africa) e dove già operano nomi di rilievo a partire da Eni e Italtel”. Il Piano Africa proseguirà in Angola, Sudafrica, Sudan, Nigeria, Senegal, Mauritania, Tanzania e Capo Verde.
Un progetto che più che “valorizzare le risorse specifiche di ciascun stato africano per rafforzarne le infrastrutture, favorirne la diversificazione economica e contribuire a far crescere l’economia locale”, come ha sostenuto D’Urso per dargli una verniciatina di presentabilità, punta a creare le condizioni affinché l’imperialismo italiano possa espandersi in Africa. Il sottosegretario ha ricordato che il Mozambico non è stato scelto a caso come primo intervento, “il paese è infatti un modello italiano di successo” dato che “grazie alla nostra mediazione politica, nel 1992 a Roma venne firmato l’accordo di pace che mise fine alla guerra che da anni dilaniava il paese”. E ha riesumato un episodio di addirittura 16 anni fa per sottolineare che “l’Italia quindi può e deve fare la differenza in Africa”. Come? “Vogliamo esportare un nuovo modello, basato sulla cultura italiana, sul Made in Italy e sulla qualità”; non è l’esportazione della democrazia dell’imperialista Bush ma poco ci manca, è comunque l’imposizione del modello culturale e economico dell’imperialismo italiano ai paesi messi nel mirino.
L’Africa ha pagato il costo maggiore della globalizzazione, ha riconosciuto D’Urso, ricordando i dati drammatici della crisi alimentare evidenziati anche dal vertice Fao di Roma ma, subito ha aggiunto che “l’Africa è anche il continente delle nuove opportunità, come si evidenzia dalla competizione che si è sviluppata soprattutto da parte delle grandi potenze asiatiche: Cina, Giappone e India. Per questo l’Africa deve tornare ad essere al centro della politica europea e italiana”. L’imperialismo italiano dovrebbe quindi impegnarsi per conto proprio e per conto della Ue, in competizione con le grandi potenze asiatiche e gli Usa.

10 settembre 2008

Pubblicato a cura di Andrea Ronchetti

Andrea on settembre 22nd 2008 in Senza categoria

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