Archive for luglio, 2008

Synthèse sur le thème: la situation des jeunes au Sénégal.

L’évolution de notre pays, où l’équation que constituent les problèmes de jeunesse se pose avec acuité. Cette jeunesse, demande des solutions urgentes, satisfaisantes et durables.
Les jeunes qui pensent qu’il y a effectivement une crise dans le système, notamment dans l’éducation non formelle, le système éducatif ne permet plus une bonne communication avec les jeunes. ‘La famille, l’école et les lieux de travail ne jouent plus leur rôle de sphère de communication avec les jeunes. Les jeunes sont tous confrontés aux mêmes besoins et défis, de trouver une assise personnelle fondée sur des valeurs, sur la conscience de soi et sur la confiance en soi, de maîtriser le progrès technique, d’acquérir un sentiment d’appartenance et d’identité, d’être utile. Ce sont là autant de défis que les jeunes sénégalais, depuis plusieurs décennies, se sont attelés à relever. Aujourd’hui encore, plus que par le passé, notre ambition est d’en faire profiter encore plus de jeunes, à travers la définition et la mise en oeuvre d’une politique nationale de jeunesse étatique.
‘Quelle politique de jeunesse au Sénégal ?’ nous nous sommes réfères aux caractéristiques fondamental du mouvement humaniste, dont l’une des orientations stratégiques vise à développer en milieu jeune des comportements citoyens en faveur de la paix, de la sauvegarde de l’héritage culturel, du bien communautaire, de la participation au développement, à l’optimisme, à la considération de l’être humain comme la valeur centrale, au refus du détachement et de l’indifférence croissante vers les autres etc. Face au déficit de l’action publique et de la disparition de l’Etat-Providence, les citoyens, hommes et femmes, aspirent de plus en plus à suppléer les manques et à essayer, dans certains cas, de prendre leur destin en main. Pour que la société continue à progresser, toutes les couches de la société peuvent renoncer à participer, sauf les jeunes car étant les générations de demain. Entre autres, les jeunes du Sénégal sont confrontés à des problèmes, notamment leur insertion dans le marché du travail, l’éducation publique des enfants et la formation des jeunes, l’absence de cadres d’épanouissement, la vulnérabilité des jeunes (migration clandestine, santé précaire…).

Conclusion:
Force est de reconnaitre aujourd’hui la nette maturité de la jeunesse sénégalaise.En effet cette dernière se bat reste optimiste et pense à son avenir.
Ainsi elle désire comme tout les jeunes du monde entier un monde multiforme dans les ethnies, dans les langues, dans les moeurs, dans les lieux, dans les régions bref ils ne désirent pas un monde uniforme ou la diversité est discriminée.

No Comments »

max on luglio 15th 2008 in Sénégal

APPELLO DEI DETENUTI DI VIA CORELLI

NONOSTANTE I TENTATIVI INTIMIDATORI DELLA POLIZIA E DELLA CROCE ROSSA E LE PESSIME CONDIZIONI SANITARIE DI MOLTI DETENUTI, CONTINUA LO SCIOPERO DELLA FAME NEL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA CORELLI DI MILANO.

I DETENUTI DENUNCIANO QUANTO STA ACCADENDO ALL’INTERNO DEL CPT E RENDONO PUBBLICHE LE LORO RIVENDICAZIONI IN QUESTO APPELLO:

APPELLO DEI DETENUTI DI VIA CORELLI

Noi detenuti di via Corelli siamo in lotta dal 5 luglio contro la nostra carcerazione nel CPT di Milano. Il nostro crimine è quello di non avere un documento che lo stato italiano non ci concede, e quindi rivendichiamo per tutti il diritto alla libertà.
Vogliamo contrastare la campagna razzista che attraversa l’Italia, denunciare il carattere fascista del “pacchetto sicurezza” che discrimina, criminalizza e reprime tutti gli immigrati. Noi non lottiamo per qualche miglioramento qui dentro. Noi ci battiamo per la chiusura dei CPT.

Tutti devono conoscere la profonda ingiustizia che stiamo subendo qui dentro: persone, costrette a lavorare in nero, prelevate direttamente dal posto di lavoro. Persone in possesso di documenti regolari e rinchiuse perché ancora in attesa di un rinnovo. Persone a cui non è stata convalidata la detenzione, riportate in questura per un nuovo decreto di espulsione, convalidato poi dal giudice successivo.

Tutti devono sapere che qui si subisce un clima costante di razzismo, intimidazione e violenza. Cibo scarso e di qualità scadente. Condizioni igieniche inaccettabili. Assistenza sanitaria inesistente, in particolare ai malati di Aids a rischio di vita.
E ogni nostra osservazione su tutto questo scatena la reazione rabbiosa della polizia e della Croce Rossa, che non interviene per curare le persone.

Per tutti questi motivi continueremo la nostra agitazione a oltranza e facciamo appello a tutti gli antirazzisti perché sostengano la nostra lotta in nome dei principi di giustizia, uguaglianza e dignità umana che devono essere garantiti a tutti e senza condizioni.

Milano, 8 luglio 2008

Per informazioni:
Comitato antirazzista milanese
Fabio Zerbini cell. 3284380809
fabio.zerbini@libero.it

No Comments »

stefylimbiate on luglio 11th 2008 in Dialogo fra culture

NUOVE IMPRONTE DI VECCHI RAZZISMI

Il Centro delle Culture denuncia l’utilizzo delle impronte digitali come metodo di identificazione degli extracomunitari, in quanto evidente atto di discriminazione basata sulla razza e l’origine etnica.

La proposta di Maroni, introducendo la schedatura su base razziale e richiedendo le impronte digitali anche ai minori Rom e Sinti, non solo viola i principi della Costituzione Italiana, ma anche la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.
In un facile parallelismo con le pagine più tristi della storia italiana ed europea, il popolo Rom torna ad essere capro espiatorio e simbolo di ogni male. Di proposito viene ignorato il fatto che Rom e Sinti di fatto appartenengono all’UE e che oltre la metà dei Rom presenti in Italia (circa 150.000) sono a tutti gli effetti cittadini italiani.

Ma allora perché tanta paura e tanti pregiudizi nei confronti di questo popolo?
Le popolazioni Rom e Sinti sono portatrici di un proprio sistema culturale che abbraccia ogni aspetto della vita, a partire dalla musica, passando per la cultura medica, sociale e spirituale. Esattamente come gli Italiani o altri appartenenti all’Unione Europea, hanno le propri tradizioni e le proprie peculiari credenze. Ma in una società in cui il valore dominante è l’omologazione, la diversità tra un presunto “noi” e quelle popolazioni di antiche origini indoeuropee spaventa.
Solo se si diffondesse una cultura della conoscenza reciproca e del dialogo molte paure si ridimensionerebbero e allora davvero saremmo più sicuri.

Oggi, al contrario, in Italia come in Europa, aumentano il controllo, la repressione, il senso di insicurezza e la disinformazione.
Pochi sanno che le impronte digitali, ad esempio, fanno parte dei rilievi biometrici sviluppati in ambito militare, insieme al riconoscimento dell’iride e del volto, alle rilevazioni delle caratteristiche fisiche e comportamentali, all’identificazione del segnale vocale e del movimento labiale su speciali sim card introdotte nei cellulari. Tali metodi dovrebbero essere utilizzati per individuare persone pericolose per la comunità o per smascherare azioni illegali.
Già le nostre impronte digitali vengono invece rilevate in alcuni casi in cui è considerato necessario - e senza il nostro consenso - come all’entrata di una banca o tra i dipendenti comunali per rilevarne le presenze.
In generale non è prevista l’archiviazione dei dati perché ancora non esiste il modo di proteggerli, e comunque, qualora si trovasse, al momento della trasmissione per il confronto dei dati questi potrebbero essere facilmente intercettati e usati in maniera inopportuna. Una procedura simile renderebbe quindi molto incerta e dubbiosa l’identificazione personale, annullando qualsiasi velleità di “sicurezza”.
Anche per questo motivo sembra che non siano mai state utilizzate per tutta la popolazione.
Per quanto riguarda gli immigrati maggiorenni, invece, le impronte digitali sono state introdotte all’atto del rinnovo del permesso di soggiorno già dalla legge Bossi-Fini.
E’ quindi corretto chiedersi, quali garanzie siano offerte al migrante? Come verrà tutelata la sua identità? Chi può assicurare che queste informazioni non vengano usate per danneggiarli?

Appare chiaro che tutte queste misure di controllo nascondono un’intenzione e un atteggiamento che considera i migranti alla stregua di criminali, che impone loro stili di vita considerati “migliori”, pena l’espulsione dal Paese. Prendere le impronte digitali a chi non ha alcun capo d’accusa induce l’esclusione e la ghettizzazione sociale. Da lì al prendere le impronte digitali agli abitanti dei quartieri più degradati in cui il tasso di criminalità è più alto, il passo è breve. E perché non prenderle anche ai disoccupati che delinquono in media di più rispetto alle persone che hanno un lavoro? O magari ai pensionati, che secondo le ultime statistiche commettono sempre più furti di beni alimentari nei supermercati…

Prendendo atto di una situazione che si fa di giorno in giorno più grave e urgente, il Centro delle Culture chiede l’unità e la collaborazione di tutte quelle forze che non si riconoscono in questo atteggiamento violento e si sentono indignati e realmente insicuri dall’applicazione di queste norme.
Propone la costituzione in ogni città di “reti” composte da italiani e migranti uniti da comuni valori di antidiscriminazione, libera circolazione degli esseri umani, informazione libera e obiettiva. Reti in grado di proporre esperienze di lavoro in aiuto alle marginalità sociali senza cadere nell’assistenzialismo o con pretese d’integrare una cultura in un’altra. Reti, infine, che sappiano sviluppare una visione veramente interculturale in grado di superare le barriere e di realizzare la nazione umana universale.

Per informazioni:
Gabriele Palloni
Responsabile nazionale Centro delle Culture
gabriele@etnie.org
cell. 339.5495116

No Comments »

stefylimbiate on luglio 11th 2008 in Dialogo fra culture

Video sintesi Campagna No allo Scudo Spaziale

video di tre minuti che sintetizza tutta la campagna a livello europeo e che è andato in onda ieri al Parlamento europeo

video resuming the european campaign against the space shield (NO STAR WARS). It was broadcasted yesterday at the European Parliament