Archive for dicembre, 2007

la telecom attacca la bolivia e la banca mondiale la sostiene

qui sotto una lettera che si puo’ inviare al presidente della banca mondiale sulla questione telecom-bolivia. E’ interessante anche per capire che sta succedendo.
ciao stefania

Robert B. Zoellick, Presidente, Banco Mundial
World Bank
1818 H Street, NW
Washington, DC 20433

Oggetto:  Rifiuto di rispettare l’uscita della Bolivia dalla giurisdizione del foro arbitrale che regola le dispute in materia di investimenti

Stimato Sig. Zoellick:
Le scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione e per rivolgerle alcune raccomandazioni rispetto alle recenti azioni portate avanti dal CIADI - Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie relative agli Investimenti, il cui Consiglio di Amministrazione è da lei presieduto.

Il 31 ottobre 2007 il CIADI ha iscritto a ruolo la causa contro la Bolivia presentata dall’ETI – Euro Telecom International, un’impresa con partecipazione italiana, spagnola e olandese. Il CIADI ha in programma di istituire il collegio arbitrale alla fine del prossimo gennaio.
 
Consideriamo tali azioni opinabili per le seguenti tre ragioni:

1. Il CIADI sta permettendo la prosecuzione del caso nonostante il governo boliviano abbia ritirato la sua adesione alla convenzione istututiva del CIADI;
 
Il 2 maggio 2007 il governo boliviano è stato il primo governo al mondo a ritirare il suo consenso a che il CIADI possa arbitrare dispute provenienti da investimenti realizzati in territorio boliviano. Ciò facendo, il governo ha seguito i procedimenti legalmente previsti all’interno della convenzione del CIADI. In tal modo, la giurisdizione del caso in questione sarebbe soggetta all’interpretazione delle leggi e dei trattati internazionali, che si trovano al di sopra dell’autorità di un tribunale di arbitraggio commerciale.
 
Il governo della Bolivia ha inoltre espresso la giustificata preocupazione circa un sistema di risoluzione delle dispute tra investitori e stati che permette alle multinazionali private di passare al di sopra del processi democratici imponendo un castigo finanziario ingiusto sui governi, con particolare riferimento ai Paesi in Via di Sviluppo. L’amministrazione precedente ha combattuto per 5 anni contro il ricorso presentato da Aguas del Tunari, un consorzio cui partecipava anche la Becthel , per il fallito progetto di privatizzazione dei servizi idrici in Bolivia. Sebbene la Becthel ha  accettato alla fine una cifra simbolica, il governo boliviano ha dovuto sborsare una cifra considerevole in spese legali, drenando fondi che sarebbero stati destinati a soddisfare necessità primarie del paese più povero dell’America del Sud.

Raccomandazione:: Il CIADI deve rispettare la decisione del governo boliviano nel non procedere nel ricorso presentato dalla ETI. Non rispettare la decisione boliviana di ritirarsi dal CIADI rafforzerà la percezione secondo cui il tribunale fa parte di un sistema studiato per scavalcare la sovranità nazionale appoggiando gli interessi delle imprese private.
 
 2. Le azioni del CIADI sembrano disegnate per infliggere una punizione alla Bolivia, in un momento in cui altri paesi stanno mettendo in discussione il sistema di arbitraggio tra investitori e stati;

Il 23 novembre 2007, il governo dell’Ecuador ha notificato al CIADI la volontà di non accettare la sua giurisdizione per tutti i casi che hanno a che vedere con le risorse non rinnovabili. Anche il governo argentino ha fatto presente le sue preoccupazioni circa i rischi di tale sistema, dopo essere stato oggetto di oltre 30 ricorsi di investitori privati negli anni recenti, molti dei quali susseguenti alla crisi finanziaria. Venezuela e Nicaragua si sono sommati alla Bolivia  in una dichiarazione congiunta criticando il CIADI il 29 di aprile del 2007, mentre il governo australiano ha rifiutato di accettare le risoluzioni del CIADI sulle dispute investitori-stati come parte del patto commerciale del 2004 con gli USA.
 
Raccomandazione: I rappresentanti del CIADI/Banca Mondiale devono prendere sul serio queste preoccupazioni,invece di inviare segnali che dimostrino come i governi siano incastrati in questo sistema, anche quando sovranamente mettono in atto le procedure previste per ritirarsi dalla giurisdizione. La Banca Mondiale deve stabilire un sistema di revisione indipendente che analizzi come il CIADI ( e i trattati di investimento e gli accordi commerciali) in realtà scavalchino altri trattati internazionali che promuovono i diritti sociali, economici e umani ed anche la capacità dei paesi in via di sviluppo di ridurre il proprio debito estero e di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
 
 3. La questione del ricorso della ETI e della regolamentazione delle telecomunicazione presenta ampie ripercussioni sociali, ragion per cui pare inappropriato trattarlo e deciderlo come fosse un caso di arbitraggio commerciale internazionale.
Deve essere riconosciuto ai governi il diritto di garantire che il settore delle telecomunicazioni tenga in conto gli obiettivi sociali, garantendo l’accesso universale al servizio e l’impiego sostenibile. La Banca Mondiale , al contrario, ha promosso costantemente la privatizzazione e la deregolamentazione come unica forma di sviluppo del settore. In tal senso risulta particolarmente inappropriato che il CIADI assuma in caso della ETI, che deriva dalla messa in atto di azioni avallate dalla costituzione e dirette a garantire che i benefici della privatizzazione delle telecomunicazioni arrivi alla società esplorando nuove forme di partecipazione statale*. Vale la pena ricordare che sebbene la ETI dice che il governo boliviano ha “distrutto il valore” del suo investimento, la compagnia continua ad operare e a ottenere guadagni nel paese.
 
Raccomandazione:  Il CIADI deve rinunciare a portare avanti la controversia proposta dalla ETI contro la Bolivia , non solo perchè la Bolivia ha già espresso la sua rinuncia alla convenzione del CIADI, ma anche perchè il caso deve essere trattato attraverso soluzioni regolatorie e legali nazionali, come ha suggerito lo stesso governo boliviano.
 
La ringraziano per l’attenzione che vorrà riservarci su questo caso di estrema importanza.

Attentamente,

[nomi, organizzazione, paese]
* Attualmente la ETI controlla il 50% della ENTEL, l’impresa che eroga oltre il  60% dei servizi telefonici del paese. Il governo boliviano è proprietario del 47% delle azioni, mentre altri investitori controllano il resto delle azioni.  La ETI ha sede legale nei Paesi Bassi, ed è di totale proprietà di una impresa olandese, International Communication Holding (ICH) N.V.  ICH , che a sua volta è al 100% di proprietà della Telecom Italia International N.V., anch’essa olandese, a sua volta al 100% di proprietà di Telecom Italia S.p.A., l’impresa italiana in parte controllata da Telefónica española (42.3%).

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stefylimbiate on dicembre 31st 2007 in Attività internazionali

Karate Ritalin


Un video tratto da un film americano. Fate attenzione ad alcuni fotogrammi a metà del video.

i lavori nei parchi del messaggio avanzano

Avete visto l’ultimo video (del 19 dicembre) sulla costruzione dell’Edificio Multiuso di Attigliano? S’intitola: vita da costruttori.
E le foto dei lavori a Punta de Vacas?

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max on dicembre 27th 2007 in Il messaggio

avvenimenti in Bolivia in questi ultimi giorni

Alcuni commenti che danno contesto agli avvenimenti in Bolivia in questi ultimi giorni. Credo che anche i Boliviani residenti all’estero abbiamo diritto di voto per il referendum revocatorio, è importante fare controinformazione, questo è il momento…

Ciao Enrique ed amici.
Tenterò di descrivere puntualmente quello che sta succedendo, che è molto, in questi ultimi giorni. Credo anche che la mail precedente che fece circolare Marisu in riferimento ad una marcia multitudinaria che ci fu il passato giovedì 6 in differenti dipartimenti della Bolivia, descrive lo spirito di speranza e rinnovamento che va manifestandosi in coloro che ancora hanno fede in questo processo di cambiamento, al di la’ della loro adesione o no al governo di Evo Morales.

Si sa già che in coincidenza con le date del Forum umanista latinoamericano l’Assemblea Costituente e’ riuscita ad approvare a grandi linee il nuovo testo costituzionale. Questo e’ successo in mezzo a un gran movimento sociale, sia della contra cittadina (principalmente della classe media e alta) motivata da consegne tergiversate dalla destra, come il tema di Sucre capitale, sia dall’altra parte, dei movimenti sociali che appoggiano il governo, che sono andati a garantire le sessioni dell’assemblea che venivano boicottate. In questo scenario ci sono stati scontri molto violenti, sono morte 3 persone, e non c’erano piu’ garanzie perche’ i membri dell’assemblea continuassero a riunirsi a Sucre.

Questo è quello che innanzitutto la destra cerca di generare per poi screditare ed incolpare dei morti il governo. A Sucre l’hanno fatto.

D’altra parte, il 15 Dicembre è la data limite per la presentazione del testo finale dettagliato della nuova Costituzione Politica dello Stato (CPE) da parte dell’Assemblea Costituente, Costituzione che poi dovra’ essere sottoposta a referendum, per il Si o per il No, e che sia il paese a decidere se cambiare o no la Costituzione.

Dopo quello che e’ accaduto a Sucre e una forte campagna mediatica della destra nel tentativo di “macchiare di sangue” la costituzione approvata a grandi linee a Sucre, e’ iniziata una nuova fase di assalto. Sono cominciati scioperi della fame di prefetti, comitati civici, ed alcuni “indigeni” e “contadini” con supposta rappresentatività, nei dipartimenti della Media Luna (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija) e d’altra parte a Sucre e’ stato reso pubblico il rifiuto di tutto quello che e’ uscito dall’Assemblea perché questa non ha preso in considerazione la richiesta di mettere Sucre come capitale. Si faceva evidente la stessa strategia usata contro Allende. I prefetti della Media Luna gia’ giorni prima avevano fatto un appello alla resistenza civile e ad esercitare una “autonomia di fatto” a partire dal 15 Dicembre, data in cui si pubblichera’ la nuova costituzione “del MAS”, come la chiamano loro. L’intenzione della destra e’ stata di fomentare il rifiuto al “totalitarismo” - come lo chiamano - di Evo Morales. In mezzo a tutto questo si succedono le marce di massa, di cui la principale e’ stata quella di Cochabamba.

Venerdì 7, e’ girata la notizia degli scioperi e della proposta che aveva lanciato Evo Morales due giorni prima di sottoporre il suo mandato e contemporaneamente quello dei prefetti dei nove dipartimenti ad un Referendum Revocatorio. Con questo, egli spiegava, se il paese e’ d’accordo con le sue politiche ed azioni, lo confermerebbe ed in caso contrario gli direbbe No. E ha proposto che anche i prefetti si sottomettano al popolo. “Io non temo la decisione del Popolo”, ha detto, in un’uscita assolutamente democratica e legittima che innanzitutto cercava una via d’uscita che calmi le tensioni e lo scontro tra la gente, tensioni cercate insistentemente dalla destra coi suoi scioperi e i suoi appelli alla resistenza.

I prefetti della Media Luna, insieme a Manfred Reyes, prefetto di Cochabamba e tessera fondamentale di Usa e CIA, in quel momento stavano in viaggio negli Stati Uniti, alla ricerca dell’appoggio di organismi internazionali come l’ONU e l’OEA (organizzazione degli stati americani) (tra gli altri) ed uscivano in molti canali internazionali. La risposta che hanno dato è che erano d’accordo col referendum revocatorio, “a patto che non ci siano trucchi”. È chiaro che non si azzardano del tutto a sottoporsi a referendum, malgrado la maggioranza di loro potrebbe essere confermata, eccettuati quello di Sucre e forse quelli di Cochabamba, Pando e La Paz.

Sabato 8 all’alba e’ stata convocata una sessione dell’Assemblea Costituente che fino a quel momento aveva cercato di definire un nuovo posto per riunirsi, e si pensava ad un posto del tropico di Cochabamba (bastione dei cocaleros del MAS), oppure a Oruro. La stampa faceva sapere che l’opzione piu’ probabile era Cochabamba.

Alla fine si convoca l’Assemblea plenaria a Oruro, nell’Università Tecnica di Oruro (UTO). La sessione si apre nelle ultime ore del pomeriggio, e arrivano solo 164 membri dell’assemblea su 255, con la chiara mancanza di piu’ di 60 membri del PODEMOS, la forza principale dell’opposizione e espressione attuale della Destra piu’ radicale. D’altra parte c’erano in proporzione molto minore assembleisti di altre 9 forze politiche, tra cui l’UN, secondo partito rappresentativo della destra con una tendenza piu’ mediatrice.

I membri dell’assemblea di PODEMOS e lo stesso partito in seguito si sono giustificati dicendo che la sessione era illegale, e che “non avevano garanzie.”

16 ore dopo, prima di mezzogiorno di domenica 9, senza avere dormito per niente, finiscono di approvare i 408 articoli, uno per uno, della nuova costituente, tutti votati con la maggioranza di 2/3, che significava in quel momento il consenso quasi totale dei presenti in riunione plenaria. Si sono discussi vari punti che si credeva potessero essere nevralgici per la classe media e punta di lancia per la campagna per il No della destra, come: che nelle zone urbane non si potevano possedere terreni senza edificarvi e che sarebbero stati convertiti in aree di interesse sociale, che le scuole private sarebbero state eliminate (cosa che alla fine non si farà), la possibilità di rielezione indefinita del presidente, lasciando solo la possibilita’ di una rielezione (2 mandati consecutivi), e pochi altri punti. Quegli articoli sono stati alla fine tolti dalla proposta. Un altro punto fondamentale e’ stato la negoziazione coi membri dell’assemblea di Sucre che stavano per ritirarsi dal conclave, perché volevano che si riconoscesse nella Costituzione Sucre come capitale della Bolivia. Alla fine si e’ giunti a un accordo, e si e’ riconosciuta Sucre come capitale dello stato, quantunque non si dica che tutti i poteri vi risiedano, vale a dire alla fine ci si e’ accordati tra le due parti per l’obiettivo comune. E per ultimo, sono stati approvati tutti gli articoli salvo uno che sara’ l’unico che verra’ sottoposto a referendum dirimente, che è l’articolo che tratta della trasformazione delle terre non utilizzate dei grandi latifondisti della Bolivia, specialmente dell’Oriente Boliviano (Santa Cruz, Beni e Pando), che costituisce il problema di fondo, il problema storico in Bolivia.

Ieri, domenica, nel pomeriggio gia’ si pronunciavano i prefetti di Santa Cruz e Cochabamba: il primo e’ stato piu’ chiaro e ha lanciato un appello alla gente non solo di Santa Cruz ma di tutta la Bolivia ad organizzarsi, nei loro quartieri, nelle università, nelle scuole, nelle loro comunità, per fare resistenza ad ogni costo a questa costituzione che ha definito con i peggiori aggettivi che gli sono venuti in mente al momento. Ha detto che in tutta la Media Luna si sta mettendo a punto lo Statuto Autonomista di ogni regione e che entrera’ in vigore appena sottoposto a referendum locali. Anche gli altri prefetti hanno respinto la costituzione e fanno appelli perche’ venga ignorata, cosi’ come i raggruppamenti politici dell’opposizione.

Oggi, lunedì 10, all’alba, a Cochabamba si sono riuniti tutti i prefetti della Media Luna con Manfred Reyes, e hanno deciso di ignorarla e di organizzarsi per respingerla. Quindi il Prefetto di Cochabamba si e’ incontrato in gran segreto ed illegittimamente col Comitato Civico di Cochabamba per accordarsi sulla stessa linea. Questo comitato ha convocato manifestazioni di rifiuto a partire già da mercoledì e gli altri comitati civici hanno fatto la loro parte.

Dall’altra parte questo giovedì la Centrale Operaia Dipartimentale di Cochabamba ha convocato un Vertice Sociale per definire la linea d’azione del popolo. E sabato 15 Dicembre il MAS celebrera’ la presentazione ufficiale del nuovo testo Costituzionale della Bolivia.

Infine posso aggiungere che, secondo quanto percepisco io, la gente sta in una calma tesa poiche’ le dichiarazioni dei prefetti potrebbero incitare a scontri violenti; in alcuni ambienti temono una guerra civile, tuttavia appare chiaro che quello che ora la gente deve fare è leggere e conoscere il nuovo testo per poter vedere che posizione prendere. I dirigenti della destra convocheranno manifestazioni cercando lo scontro, quanto piu’ violento, meglio per loro, e la gente che appoggia il cambiamento cerchera’ di difendere la costituzione ed andare al referendum.

Bisognerà vedere anche se si concretizzera’ il referendum revocatorio che potrebbe abbassare molto le tensioni e ratificare certe linee d’azione, e dopo di cio’ vedere come si coordina col referendum dirimente dell’unico articolo, per poi, al massimo di qua a tre mesi, sottoporre la nuova Costituzione a referendum. 3 mesi dopo entrerebbe in vigore, oppure no.

Quello che io sento è che per gli attori in Bolivia è il momento di giocare il tutto per tutto, di optare per un’espressione piena di bontà per questo clamore il cui parto viene minacciato, ed impedire che la destra fomenti il risentimento, la paura e la violenza per generare il caos e rifiutare la via democratica che tanto maestosamente ha esposto Evo Morales.

Soprattutto e a prescindere da qualsiasi aneddoto poco interessante che possa succedere, sento una soave e profonda pace ed allegria che mi riempie di speranze e di una certa qual certezza, non solo per le nostre azioni in questa situazione ma anche per le sagge decisioni che prendera’ in ultima istanza questo popolo carico di bontà e di una profonda spiritualità. Elevo le mie richieste in quella direzione.

Un forte abbraccio. Alejandro

discorso di Evo Morales sul referendum revocatorio

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max on dicembre 15th 2007 in Cose buone dal mondo

Video Appello per Morales

14 Dicembre 2007
La Bolivia è uno Stato dell’America meridionale, situato nel centro del continente
E’ uno dei paesi più poveri ma più ricchi di risorse naturali.
Dal 2005 Evo Morales è il suo presidente, eletto con la maggioranza assoluta degli elettori.
Primo presidente indio, ha iniziato un cammino difficile nel suo paese attraverso una serie di riforme a favore del popolo e contro il potere delle multinazionali.
Ha nazionalizzato il petrolio e sta lottando lottando contro i privilegi di pochi.
Questa rivoluzione democratica ha incontrato l’ostilità di gruppi e esponenti politici della destra che hanno interessi nella privatizzazione e nei contratti con le aziende straniere
La tensione è aumentata a novembre in occasione della stesura della nuova costituzione che prevede nuovi articoli sulla nonviolenza e a favore dei poveri.
Ci sono state aggressioni e sequestri nei confronti dei membri che la dovevano votare.
I mass media boliviani fomentano l’odio della popolazione e hanno manipolato il sentimento degli abitanti di Sucre per arrivare agli scontri.
I nemici del popolo cercano di ritornare al neoliberalismo all’individualismo che denigra i valori dell’essere umano ed allo sfruttamento irrazionale dell’ambiente.
Evo Morales e alcuni senatori fanno appello alla rete internazionale dei fratelli umanisti e di sinistra affinchè si alzi una voce di fronte al mondo che sostenga la verità degli avvenimenti e l’intenzionalità benefica del governo boliviano.
Che denunci la sistematica falsità delle notizie e la malvagità di figure reprobe e razziste.
Che respinga ogni tentativo di colpire la stabilità del governo attraverso l’intervento di organismi esterni

Negli ultimi giorni il presidente boliviano ha proposto un referendum revocatorio sul suo mandato e su quello dei nove prefetti o governatori regionali del Paese.
Se siamo davvero democratici ci sottoporremo alla volontà dei boliviani per mezzo di un referendum revocatorio” ha detto Morales in una dichiarazione trasmessa dalla televisione boliviana.

fonti:
http://www.partitoumanistafirenze.net/
http://www.gennarocarotenuto.it/

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dannyfour on dicembre 14th 2007 in Attività internazionali

Invia una cartolina in appoggio allo sviluppo della democrazia in Bolivia!

normal_tiawanaco-inaugurazione-forum-umanista.jpg

Invia una cartolina gratuita appoggiando la Bolivia e il suo presidente Evo Morales nello sviluppo della democrazia in Bolivia.
Manda la cartolina >>

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antonio on dicembre 13th 2007 in Attività internazionali

spot per la campagna sul disarmo atomico

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antonio on dicembre 8th 2007 in Campagna a favore del disarmo nucleare