Archive for Agosto, 2007

storia: lettera di gandhi a hitler, 1939-40

Lettera scritta tra il 1939 e il 1940. Il governo britannico non permise che fosse inviata né diventasse pubblica.
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Alcuni amici mi hanno sollecitato a scriverle a nome dell’umanità. Ma ho resistito alla loro richiesta, perché mi sembrava che una mia lettera sarebbe stata un’impertinenza. In ogni modo, qualcosa mi dice che non devo calcolare, e devo fare il mio appello per tutto quello che valga la pena.
E’ molto chiaro che lei oggi è l’unica persona al mondo che può ostacolare una guerra che potrebbe ridurre l’umanità allo stato selvaggio.
Lei deve pagare questo prezzo per un obiettivo, per quanto degno possa sembrarle? Vorrà ascoltare l’appello di una persona che ha evitato deliberatamente il metodo della guerra, non senza considerevole successo? Ad ogni modo, conto in anticipo sul suo perdono se ho commesso un errore scrivendole.
Io non ho nemici. La mia occupazione nella vita durante gli ultimi trentatré anni è stata guadagnarmi l’amicizia di tutta l’umanità fraternizzando con gli esseri umani, senza tenere conto della razza, del colore o della religione.
Spero che lei abbia il tempo ed il desiderio di sapere come considera i suoi atti una buona parte dell’umanità che vive sotto l’influenza di questa dottrina dell’amicizia universale. Gli scritti e le dichiarazioni sue e dei suoi amici e ammiratori non lasciano dubbi sul fatto che molti dei suoi atti sono mostruosi ed impropri per la dignità umana, specialmente nella valutazione di persone che, come me, credono nell’amicizia universale. Mi riferisco ad atti come l’umiliazione della Cecoslovacchia, la violazione della Polonia e lo sprofondamento della Danimarca. Mi rendo conto che la sua visione della vita considera virtuosi tali atti di spoliazione. Ma sin dall’infanzia ci è stato insegnato a vederli come atti degradanti per l’umanità. Per questo motivo non possiamo desiderare il successo delle sue armi.
Ma la nostra è una posizione unica. Resistiamo all’imperialismo britannico non meno che al nazismo. Se c’è qualche differenza, sarà molto piccola. Un quinto della razza umana è stato schiacciato sotto lo stivale britannico, usando mezzi che non superano il minimo esame. Ora bene, la nostra resistenza non significa danno per il popolo britannico. Tentiamo di convertirli, non di sconfiggerli sul campo di battaglia. La nostra è una ribellione non armata contro il governo britannico. Ma, li convertiamo o no, siamo completamente decisi ad ottenere che il loro governo sia impossibile mediante la non collaborazione nonviolenta. È un metodo invincibile per natura. Si basa sul riconoscimento che nessun depredatore può riuscire nei suoi intenti senza un certo grado di collaborazione, volontaria o obbligatoria, da parte della vittima. I nostri governanti possono possedere la nostra terra ed i nostri corpi, ma non le nostre anime. Possono avere successo solo se distruggono completamente tutti gli indiani: uomini, donne e bambini. È certo che non tutti potranno arrivare a tale grado di eroismo, e che una buona dose di paura può piegare la rivoluzione; ma questo è irrilevante. Perché se in l’India ci sono un numero sufficiente di uomini e donne che sono disposti, senza nessuna cattiva volontà contro i depredatori, a consegnare prima le loro vite piuttosto che piegare le ginocchia davanti a loro, avranno mostrato la strada verso la libertà dalla tirannia della violenza. Le chiedo di credermi quando dico che lei troverà un inaspettato numero di tali uomini e donne in India. Durante gli ultimi venti anni si sono andati formando per questo.
Nel corso dell’ultimo mezzo secolo stiamo cercando di liberarci del governo britannico [l’India ottenne l’indipendenza dagli inglesi nel 1947]. Il movimento per l’indipendenza non è stato mai tanto forte come ora. Il Congresso Nazionale Indiano, che è l’organizzazione politica più poderosa, sta tentando di raggiungere questo scopo.
Abbiamo ottenuto un successo molto apprezzabile per mezzo dello sforzo nonviolento. Stiamo cercando i mezzi corretti per combattere la violenza più organizzata del mondo, rappresentata dal potere britannico. Lei l’ha sfidato. Ora rimane da vedere chi e’ meglio organizzato: il tedesco o il britannico. Sappiamo ciò che lo stivale britannico significa per noi e per le razze non europee del mondo. Ma mai desidereremmo mettere fine al governo britannico con l’aiuto della Germania. Nella nonviolenza abbiamo trovato una forza che, se è organizzata, senza alcun dubbio può affrontare una combinazione di tutte le forze più violente del mondo. Nella tecnica nonviolenta, come ho detto, non esiste la sconfitta. Tutto è “Vincere o morire” senza ammazzare né fare del male. Si può usare praticamente senza denaro e, chiaramente, senza l’aiuto della scienza della distruzione che tanto voi avete perfezionato.
Mi stupisce che lei non percepisca che questa scienza non è monopolio di nessuno. Se non saranno gli inglesi, sarà un’altra potenza quella che certamente migliorerà la tecnologia e la vincerà con le sue armi. Inoltre, non sta lasciando al suo popolo un lascito del quale possa sentirsi orgoglioso, perché non potrà sentirsi orgoglioso di recitare una lunga lista di crudeltà, per quanto abilmente siano state pianificate.
Quindi, le rivolgo un appello, a nome dell’umanità, affinché fermi la guerra. Non perderà niente se mette tutti i temi in lite tra lei e la Gran Bretagna nelle mani di un tribunale internazionale scelto di comune accordo. Se ha successo nella guerra, ciò non proverà che lei aveva ragione. Proverà solo che il suo potere di distruzione era maggiore. Al contrario, una sentenza di un tribunale imparziale mostrerà, nella misura in cui è umanamente possibile, quale delle parti aveva ragione.
Sa che, non molto tempo fa, feci un appello a tutti gli inglesi affinché accettassero il mio metodo di resistenza nonviolenta. Lo feci perché gli inglesi sanno che sono un amico, a dispetto di essere un ribelle. Sono un sconosciuto per lei e per il suo popolo. Non ho coraggio sufficiente per rivolgergli l’appello che feci a tutti gli inglesi, benché si applichi con la stessa forza a lei e ai britannici.
Durante questo momento, quando il cuore dei popoli d’Europa desidera la pace, abbiamo sospeso perfino la nostra lotta pacifica. È troppo chiedere che faccia per una volta uno sforzo per la pace, che forse non significa niente per lei personalmente, ma che significa molto per i milioni di europei di cui sento il cui muto grido di pace, perché il mio udito può ascoltare la voce di milioni di persone mute?

Dal Libro la “La mia vita è il mio messaggio”, Gandhi.

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max on Agosto 28th 2007 in Attività internazionali

Movimento Umanista appoggia Evo Morales

gshultze.jpgIl Movimento Umanista tramite il suo portavoce appoggia Il presidente Evo Morales nella campagna contro il governo brasiliano per la distruzione di 252 Km quadrati di suolo boliviano
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antonio on Agosto 23rd 2007 in Attività internazionali